You are here: Home News Illecito utilizzo Carta Poste Pay: rimborso con interessi e risarcimento danno non patrimoniale
  • Increase font size
  • Default font size
  • Decrease font size
Search

Studio Legale Biancamaria Carusio civile, matrimoniale, lavoro Napoli

JA slide show

Illecito utilizzo Carta Poste Pay: rimborso con interessi e risarcimento danno non patrimoniale

E-mail Stampa PDF

UFFICIO DEL G1UDICE DI PACE DI ALATRI – sentenza n. 197/2014

REPUBBLICA ITALIANA

In nome del Popolo Italiano

Il Giudice di Pace, Dott. Raffaele Forestiero, nella causa avente n. di R.G. 57/2013 posta in decisione alla udienza del 30.10.14, ha pronunciato la seguente

SENTENZA

Nella causa di risarcimento danni vertente tra

Ludovici Luigino rappresentato e difeso giusta procura in atti dall'avv. Biancamaria Carusio ed elettivamente domiciliati presso lo studio in via Crocelle a Porta San Gennaro n. 24 Napoli

parte attrice

CONTRO

POSTE ITALIANE SPA in persona del legale rapp.te p.t. XXXXXXXXXX rappresentata e difesa dall'avv. XXXXXXX giusta procura in atti ed elettivamente domiciliati in ROMA VIALE EUROPA 190

parte convenuta

CONCLUSIONI DELLE PARTI

come da verbale

RAGIONI DELLA DECISIONE

Preliminarmente nel rito, la riforma del processo civile attuata con la Legge n. 69 del i 8.06,09 ha modificato gli art. 132 cpc e 118 disp att. codice proc. civ., disponendo che il contenuto della sentenza art. 132 e. 4 cpc in punto di motivazione contenga: la concisa esposizione delle ragioni di fatto e di diritto della decisione.

Ai sensi delI'art, 58 e. 2 della predetta legge il nuovo art. 132 cpc prevede che le disposizioni sono applicabili ai giudizi pendenti in primo grado alla data della entrate in vigore 4.07.09.

Pertanto non è più necessario dettagliare lo svolgimento del processo e può immediatamente enunciarsi la motivazione della decisione.

Il sig.XXXXXXXXX, attore nel presente procedimento, ha convenuto Poste Italiane S.p.A. per sentirla condannare al risarcimento dei danni patiti in ragione dell'indebito utilizzo della propria carta PostePay, che è stata "svuotata" da terzi tramite illecite transazioni su internet. Tale illecito utilizzo si è verificato in quanto, al tempo in cui si sono verificati, detta PostePay non era munita di un sistema di sicurezza e protezione adeguato agli standard disponibili sul mercato delle transazioni a mezzo carta.

Alla prima udienza dei 7 marzo 2013 l'attore si riportava all'atto di citazione, integrava prova testimoniale, impugnava l'avversa comparsa di costituzione e risposta, e chiedeva rinvio ai sensi dell'art. 320 e.p.c. IV comma; il Giudice, previa verifica del contraddittorio, rinviava all'uopo, all'udienza del 2 maggio 2013. Durante detta udienza, l'attore depositava note ex art. 320 IV co. c.p.c. ed allegati e si procedeva all'escussione dei teste dell'attore, in contraddittorio.

Il teste confermava tutti i 6 capi di prova - pagine 6 e 7 delle note ex art. 320.c.p.c. - in particolare dichiarava "E' vero; tra l'altro proprio ieri ho provato a fare una transazione con la stessa carta (Postapay) sul sito di Trenitalia ed è stato richiesto unicamente il numero di carta, la scadenza, il titolare, ed il codice di tre cifre,.,."

E ancora "E' vero, sono à conoscenza, essendo correntista presso altro istit o di credito, che esiste sul mercato un dispositivo del genere chiamato 3D Secure...".

Il giudizio veniva dunque rinviato al 7.11.2013 in prosieguo di prova.

A detta udienza il teste di Poste Italiane non compariva, per cui veniva accordato un ulteriore rinvio, in prosieguo, alla data dell'8.05,2014, ma neppure in tale udienza il teste della resistente compariva, cosicché entrambi i procuratori delle parti rinunciavano all'escussione del teste della convenuta e la causa veniva rinviata al 30.10.2014 per la precisazione delle conclusioni.

Parte convenuta è un soggetto definibile quale intermediario finanziario, espressamente autorizzato, al pari delle banche, quindi è un soggetto professionista super qualificato che, anche in ragione

della rilevante funzione economico-sociale svolta, deve operare secondo standard di diligenza e professionalità particolarmente elevati e rigorosi.

L'onere della prova è in capo alla parte convenuta. vertendosi in tema di poiché doveva offrire prova contraria in grado di sollevarla L'inadempimento lamentato.

La prova testimoniale ha evidenziato che il sistema di protezione e sicurezza offerto da Poste Italiane S.p.A. per le transazioni con la PostePay, al momento in cui "svuotamento" della carta prepagata del sig. Ltidovici, non era adeguato agli standard disponibili all'epoca.

Infatti, come è stato provato in giudizio dall'attore, sia per testi che per tabulas, due sono i dispositivi di sicurezza che avrebbero potuto essere applicati alle transazioni della PostePay del sig. Ludovici:

I. Il sistema 3D Secure, prevede prima di concludere la transazione l'inserimento di una password personale e fissa, scelta dal titolare della carta di pagamento, password che solo il titolare della carta conosce e che viene inserita nel sistema una volta per tutte. La prova della diponibilità di tale sistema di sicurezza è stata data sia documentalmente, tramite schermate provenienti da siti di altri istituti di credito, sia attraverso la prova testimoniale dalla quale si è evinto altresì che detto sistema non è applicato a tutte le transazioni con la PostePay,

2. Il sistema di Sicurezza Web Poste Pay, invece prevede l'invio di una password sul cellulare del titolare della carta, password generata automaticamente dal transazione e diversa per ogni transazione. Ebbene, anche se tale accorgimento era operante sulla carta dell'attore, il sistema di protezione non era operativo per tutti i siti.

La prova della disponibilità ditale tecnologia, è stata fornita tramite documentazione proveniente dal sito di Poste Italiane ove è chiaramente indicato che tale sistema di sicurezza è valido solo per i pagamenti sui siti di Poste Italiane e non protegge, dunque, tutte le transazioni. E sul punto il teste al primo capo ha confermato di aver acquistato un biglietto sul sito di Trenitalia con la Postepay senza aver dovuto inserire password o codici ma solo i dati presenti sulla Carta.

Conseguentemente Poste Italiane ha lasciato colpevolmente scoperta la Carta Postepay di un più adeguato sistema di protezione e tutela delle transazioni, sistemi che erano di fatto disponibili come tecnologia sul mercato. Conseguentemente non ha tenuto nell'esecuzione del contratto una diligenza adeguata al livello di professionalità che si attende da un operatore qualificato, per cui è responsabile del danno lamentato dal sig. Luigino Ludovici. Ora, come è noto, la parte attrice ha l'onere di provare i fatti di causa. L' istruttoria e i documenti hanno provato la fondatezza della domanda.

Vi è da rilevare il danno non patrimoniale dello stress sofferto dal fatto valutabile ex art 1226 cc in curo 300,00. Vi è una responsabilità documentata e provata.

P.Q.M.

Il Giudice di Pace, definitivamente pronunziando così provvede:

a) Dichiara la responsabilità della convenuta per i danni patiti da parte attrice e la condanna al risarcimento del danno quantificato in curo 555,00 oltre interessi legali ed anatocistici quale rimborso dei prelievi contestati in favore della parte attrice Ludovici Luigino

b) Condanna parte convenuta al pagamento della somma di euro 300,00 per danni non patrimoniali e valutati ex art. 1226 cc

e) Condanna parte convenuta alla rifusione delle spese di lite che liquida in complessive euro 500,00 oltre IVA e CPA come per legge e spese generali in favore del procuratore antistatario.

Alatri, lì 10 novembre 2014

Il giudice di Pace

dott. Raffaele Forestiero  

Ultimo aggiornamento ( Venerdì 02 Febbraio 2018 15:22 )  

Domiciliazioni

Lo studio Carusio garantisce domiciliazioni e corrispondenti legali presso tutto il distretto della Corte di Appello di Napoli e per il foro di Capri.

Contatti: b.carusio@studiocarusio.it - 0817763410 - 0812110177

 

Contatto skype

Caravaggio

 

Le 7 opere di misericordia di Caravaggio

Le Sette Opere di Misericordia Corporali (1606 - 1607) <br> Michelangelo Merisi da Caravaggio

Opera nata e custodita a Napoli dal Pio Monte della Misericordia - Via dei Tribunali, 253 

 


Google
Web
Studio Carusio

Le più lette

Newsflash


SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE

SEZIONE III CIVILE

Sentenza 18 gennaio – 12 marzo 2008, n. 6632

(Presidente Di Nanni – Relatore Federico)

Motivi della decisione

Va disposta preliminarmente la riunione dei ricorsi ex art. 33 5 c.p.c.

Ricorso n. 6637/04.

Con il primo motivo i ricorrenti lamentano l'insufficiente e contraddittoria motivazione circa un punto decisivo della controversia, per avere la Corte di merito trascurato di valutare adeguatamente numerosi elementi tali da determinare in essi la legittima convinzione che l'operazione de qua si fosse perfezionata all'interno dell'azienda di credito e delle mansioni espletate in essa dal L..

Con il secondo motivo lamentano la violazione dell'art. 2049 cc e l'insufficiente e contraddittoria motivazione circa un punto decisivo, avendo erroneamente la Corte dì merito escluso la responsabilità indiretta ex art. 2049 cc della banca, per non aver immotivatamente ravvisato nel caso di specie che le mansioni affidate al dipendente avevano reso possibile il compimento dell'illecito.

I due motivi, che possono esaminarsi congiuntamente per la loro stretta ed obiettiva connessione, sono fondati .

Si rileva, infatti, che il rigetto - da parte della Corte territoriale - di tutte le domande proposte dagli odierni ricorrenti nei confronti della banca resistente, ora Unicredito Italiano s.p.a., non risulta sorretto da un apparato argomentativo che appaia assolutamen­te coerente ed immune da vizi logici.

Ed invero, la Corte napoletana, pur essendosi mossa correttamente, nell'esposizione delle ragioni poste a fondamento della sua decisione, da elementi di fatto ritenuti come pacifici tra le parti, e cioè la consegna in data 7.6.90 a L. R., funzionario dell'allora Banco di S. Spirito, di un assegno di £ 120 milioni da parte degli odierni ricorrenti per una operazione di finanziamento particolarmente lucrosa dallo stesso loro prospettato e, quindi, il successivo accredito sul conto corrente dei medesimi dell'importo di £ 163.500.000 ad opera dello stesso L. (mediante prelievo dai conti correnti di terzi estranei) , ha tratto da tali circostanze conclusioni affrettate ed immotivate, dando per scontato che i ricorrenti fossero consapevoli del prelievo della somma predetta dai conti correnti di quei terzi estranei.

Né la sentenza impugnata indica le prove certe ed inoppugnabili di questa consapevolezza (che, ove dimostrata, ne avrebbe fatto piuttosto i correi del L. nelle malversazioni commesse dal L.), facendo invece riferimento ad un singolo passaggio della comparsa di costituzione in appello dei ricorrenti (v. pag. 11 della sentenza gravata).

Anche l'affermato convincimento della Corte di merito che nel caso di specie l'intera operazione finanziaria si sia perfezionata all'esterno dell'azienda di credito ed al di fuori delle mansioni in essa svolte dal L. non poggia su una esauriente e soddisfacente motivazione, che ha trascurato di valutare il ruolo preciso ed in concreto svolto nella vicenda in questione dal L., dipendente della banca con funzioni e mansioni di addetto alla gestione titoli dei clienti, nonché il fatto che la somma di £ 163.500.000 venne accreditata regolarmente (almeno in apparenza) sul conto corrente dei ricorrenti (accredito comprovato dalla documentazione bancaria di movimentazione del conto stesso) e che essa venne stornata dalla banca a nove mesi di distanza dall'accredito stesso.

La sentenza impugnata non ha in realtà spiegato, in modo logico e convincente, le ragioni per le quali ha escluso che l'operazione finanziaria in questione non sia stata fatta propria, per effetto del suddetto accredito e della conseguente trasmissione agli interessati dei relativi estratti conto, dall'azienda di credito, tenuto conto anche che l'attività di gestione patrimoniale rientrava nell'ambito delle attività della banca stessa ed era oggetto di un rapporto da tempo in essere con gli odierni ricorrenti, né ha spiegato ragionevolmente i motivi per cui ha ritenuto che le mansioni in concreto svolte dal L. nell'ambito dell'azienda di credito non abbiano reso possibile o comunque agevolato il fatto generatore del danno.

L'insufficiente motivazione su quest'ultimo punto investe un presupposto essenziale della responsabilità indiretta del committente per fatto dannoso del dipendente ex art. 2049 c.c., e cioè l'esistenza di un nesso di occasionalità necessaria tra l'illecito ed il rapporto che lega i due soggetti, nel senso sopra precisato che l'incombenza svolta dal dipendente abbia determinato una situazione tale da agevolare e rendere possibile il fatto illecito e l'evento dannoso (v. Cass. n. 4951/02).

Poiché è stato ritenuto da questa Corte che detto rapporto di occasionalità necessaria deve intendersi esistente "anche se il dipendente abbia operato oltre i limiti delle sue incombenze, o persino trasgredendo gli ordini ricevuti, purché sempre entro l'ambito delle proprie mansioni" (Cass. n. 2574/99), ne deriva che la sentenza impugnata sia incorsa nella violazione del citato art. 2049 cc laddove essa ha concluso per l'esclusione nel caso di specie della sussistenza di quel nesso di occasionalità necessaria per la presenza, nella condotta del dipendente infedele, di elementi "di anomalia" rispetto al corretto e normale esercizio delle mansioni di un dipendente addetto alla gestione titoli della clientela.

Tali elementi menzionati alle pagg. 15 - 17 della sentenza impugnata non escludono, però, in conclusione, che nel suo complesso l'attività espletata dal L. e generatrice del danno sia comunque riferibile alle mansioni svolte dal medesimo per conto dell'azienda di credito, mancando in ogni caso un'adeguata e valida motivazione in ordine all'esclusione di tale riferibilità.

Il ricorso va, dunque, accolto.

Ricorso n. 9735/04.

Con l'unico motivo la controricorrente lamenta la violazione dell'art. 91 c.p.c., per avere integralmente compensato tra le parti le spese del giudizio di secondo grado, malgrado la soccombenza totale delle controparti, ed avere omesso di pronunciarsi sulle spese del primo grado, così di fatto compensando anche queste ultime.

Il ricorso resta assorbito per effetto dell'accoglimento del ricorso principale.

La sentenza impugnata va conseguentemente cassata in relazione al ricorso principale accolto, con rinvio della causa alla Corte di Appello di Milano in diversa composizione, che si atterrà ai criteri di giudizio sopra indicati e provvederà anche in ordine alle spese del presente giudizio di cassazione.

P.Q.M.

Riunisce i ricorsi, accoglie il ricorso principale, assorbito quello incidentale, cassa la sentenza impugnata in relazione al ricorso accolto e rinvia, anche per le spese del giudizio di cassazione, alla Corte di Appello di Milano in diversa composizione.

L'iniziativa

Equitalia e Ge.se.t.: Lo studio fornisce assistenza nella predisposizione delle istanze in autotutela e nelle impugnazioni degli atti provenienti dagli agenti della riscossione nazionali e territoriali; presso il giudice ordinario e presso la commissione tributaria. 

 

 

Chatta con lo studio

Statistiche

Utenti : 26
Contenuti : 100
Indirizzi internet : 31
Hits visite contenuti : 19655175